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Linguaggio: quali sono i modi migliori per comunicare faccia a faccia con il cliente?

Qual è il modo migliore per comunicare faccia a faccia? Ricordate quando in classe, il professore interrogava e ordinava di sputare quella gomma, di stare dritti, di non appoggiare la testa al banco, e di non stravaccarsi sulla sedia come fosse la poltrona di casa?

Ecco, nella comunicazione è più o meno lo stesso, con qualche variante.

Oltre al look del locale, alla location e ai modi per cercare di adattarsi ad una situazione difficile,  occorre anche studiare oppure ridefinire, la comunicazione verbale, il linguaggio del corpo e tutti quegli aspetti che riguardano il dialogo diretto, il dialogo “faccia a faccia” per essere chiari.

Esiste un metodo uguale per tutti? Una specie di ricetta che possa garantire un risultato soddisfacente per tutti i gestori di attività?

La risposta è semplice: No.

La prima cosa da tenere presente è il tipo di attività che si gestisce e il come si vuole conquistare la propria fetta di pubblico. Abbiamo parlato di unicità proprio per questo, una volta che hai scoperto quali sono le tue caratteristiche e i tuoi punti di forza, comincia a pensare quale sia il miglior modo di porti, quindi allenati sul dialogo diretto con il cliente.

Se la tua attività è orientata ad una certo target, come quello di imprenditori, uomini d’affari e gestori di uffici,  probabilmente presentarsi in canottiera, scarpe da ginnastica e catene d’oro al collo, parlando come un’adolescente con poca voglia di andare a scuola, probabilmente non sarà il modo più adatto per attirare clienti di quel tipo, soprattutto in certe fasce orarie. Viceversa se vuoi orientare la tua attività ad un pubblico più generico, sarai forse più libero di applicare una comunicazione standard, cioè un linguaggio più diretto, più amichevole.

Ci sono le eccezioni però. Alcuni ristoranti, soprattutto quelli romani, hanno creato una forma di comunicazione colorita (per non dire bizzarra) divenendo delle vere e proprie leggende. I clienti fanno a gara per entrare, per essere presi in giro con espressioni romane classiche, in cui il “mortacci tua!” è forse l’epiteto  meno offensivo. Qualcuno potrebbe pensare che i gestori siano dei pazzi e forse è vero, ma la loro comunicazione verbale è una strategia tanto stravagante quanto geniale. Il locale rispetta tutte le tradizioni popolari romane, presenta solo cucina romana ed è orientato a tutti i tipi di pubblico.

Certo, occorre contestualizzare, non sempre si ottengono buoni risultati insultando e sbeffeggiando i clienti, ma “Cencio la parolaccia” e tanti altri piccoli ristoranti della capitale rimangono un esempio di comunicazione che riguarda la propria identità, la difesa e la diffusione di una romanità vecchio stampo che anche dopo tanti anni fa ancora presa sul pubblico.

La parola va sempre accompagnata con il gesto, ricordati che da alcuni movimenti si possono capire tante cose. Se sei rigido o sei teso, il pubblico lo percepisce, se sei troppo cordiale e fasullo, il cliente lo percepisce.

Come detto precedentemente, non esiste una formula precisa, un comportamento perfetto che dia il risultato immediato. Per raggiungere gli obiettivi spesso ci si deve sporcare le mani, sbagliare cercando di limitare i danni e poi ricominciare da capo.

Davanti a questo ventaglio di possibilità,sembra difficile riuscire a trovare delle soluzioni, è naturale.

Per questo occorre un occhio esterno, una formazione che seguendo strategie di mercato ben precise, possa aiutarti ad esaltare le tue qualità.

Gli insegnanti migliori sono quelli che danno tutti gli strumenti necessari per fare in modo che l’allievo raggiunga il risultato da solo, che cammini con le proprie gambe e che riesca a gestire il proprio business con coraggio e senza difficoltà.

Ricorda: non si finisce mai di imparare e ogni momento è buono per rimettersi in gioco.

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